vita di terra


Lunedì 10. Oggi siamo stati a Kairouan, quarta città santa dell’Islam (dopo La mecca, Medina e Gerusalemme) a circa 200 Km da Tunisi, verso Sud. Kairouan vuol dire, in qualche modo, carovana.Siamo andati con il pulmino con l’aria condizionata a palla perché c’erano più di 40 gradi. A Kairouan 42 per l’esattezza: vero che il clima è più secco del nostro ma faceva comunque un caldo infernale. Una guida locale ci ha agganciato (salendo sul pulmino con noi) e fatto visitare una moschea del 7° secolo (1300 anni!) restaurata da Bourghiba. La Grande Moschea è fatta con colonne capitelli marmi e pietre prese dagli arabi nei siti punici, romani e bizantini. Per questo c’è anche una croce su un capitello e una lapide con iscrizione romana a rovescio. Come imponenza della sala di preghiera e numero di colonne ricorda la grande moschea di Cordoba. Ci lasciano fotografare ma non entrare. Il minareto era anticamente di forma quasi piramidale: serviva da torre difensiva, dice la guida.


Poi ci portano a vedere dei colossali bacini idrici costruiti nel medioevo, veramente ammirevoli. Anche il cortile centrale della moschea poggia sopra cisterne idriche. La moschea è anche sede di Università. Viene da dire che acqua, sapere, religione e sicurezza erano molto strettamente connesse. Come in alcune città medievali europee.

Si va a mangiare in una piccola trattoria della medina segnalata anche dal Routard (ma la nostra guida non era molto d’accordo): il Restaurant de la Jeunesse. Ma abbiamo mangiato veramente male.

Dopo pranzo l’equipaggio va a visitare un’altra moschea che contiene 3 peli della barba del Profeta. Io resto a dormire sul pulmino con il motore acceso per l’aria condizionata. Tornano soddisfatti anche se non hanno visto i famosi peli. Ripartiamo.

Facciamo una deviazione per Hammamet dove speriamo che ci tengano la barchetta durante l’inverno. L’atmosfera cambia improvvisamente. Yasmine di Hammamet è una specie di Rimini. C’è persino il CartageLand, una specie di Disneyland con Annibale, elefanti e tutto il resto.
Alla capitaneria del Marina parliamo con una ragazza molto simpatica che tuttavia è irremovibile. Il posto ci potrebbe essere (non a terra), le tariffe accettabili, ma occorre prenotare. “Siamo qui per prenotare”, rispondiamo pronti. “No, dice lei, si può prenotare solo via mail o via fax, il capitano rispondera subito”. Torniamo a Sidi Bou Said e scriviamo una mail. Al momento aspettiamo ancora la risposta. Questa sera (colpo di vita) andremo al ristorante in gommone. Quando arriviamo ci dicono che ci aspettavano dal mattino per cambiarci posto e che il padrone del posto dove siamo è molto arrabbiato con noi. Vado a scusarmi con lui anche perché il mattino uno della capitaneria ci aveva detto che potevamo stare tranquillamente fino al 13.


“Domani alle 8.30 in punto venite qui che vi cambiamo posto”, ci ha detto con fare molto severo il capitano del porto. Questa mattina già se ne erano dimenticati: “non c’è posto”. Noi reagiamo male e ce ne trovano uno anzi due.

Martedì 11, parte Gabriella. L’accompagnamo in aeroporto, prenotiamo il servizio minori non accompagnati dell’Alitalia perché domani i nipotini viaggeranno da soli. Ci mettiamo un po’ di tempo tra documenti da compilare e spiegazioni da fornire (difficile spiegare che a Roma viene a prenderli il padre e fornire un indirizzo e un numero di telefono di Francoforte alla richiesta di qual è la residenza stabile dei ragazzi) ma poi la cosa funziona.

Poi andiamo finalmente a visitare il Museo del Bardo. Davvero impressionante per la ricchezza dei mosaici romani quasi intatti che sono visibili. Fra cui un bellissimo Ulisse e le sirene e una testa di cavallo che adornava un triclinio. Se zoomate la foto di Ulisse potrete vedere che la sua barca ha due vele quadre con tutte le scotte al posto giusto(particolare per i patiti)e che solo lui guarda le sirene, tutti gli altri guardano altrove.




Ma anche al museo fa un caldo insopportabile. Andiamo a pranzo ancora da Chez Slah dove mangiamo ancora meglio dell’altra volta (insalate mesciuia, calamari dorati, calamari al prezzemolo, seppie al nero, cernia impanata). Sembra che dobbiamo necessariamente ripassare per la Medina e il Souk. Questa volta incrociamo gente venditori molto più insistenti nel venderti profumi e altro. Ci fanno visitare la terrasse della medina: nient’altro che un terrazzo di uno dei tanti venditori di stoffe e tappeti da cui si vede una buona parte della Medina (dopo aver dato mance a destra e a manca). La moschea ez-Zitouna è chiusa.


Stremati rientriamo a Sidi Bou Said, dopo aver pagato il pulmino: chi crede che la barca sia stancante non ha che da provare la terraferma!
Alle 18 di oggi non abbiamo ancora ricevuto risposta da Hammamet. Abbiamo telefonato alla capitaneria, c’erano ovviamente altre persone, non sapevano niente di nessuna mail, il capitano era in vacanza. Ma ci hanno detto di andare. Partiremo domani mercoledì 12 agosto per Kelibia e poi il 13 per Hammamet, se il tempo ce lo consentirà.

Nessun commento:

Posta un commento