
Con il nostro (enorme) pulmino da 12 posti andiamo a visitare Cartagine. Il luogo è splendido, oggi al centro di un quartiere residenziale molto ben tenuto (con moschea presidenziale nuova, chiesa sconsacrata di San Luigi e palazzo del Presidente che si affaccia sul mare e ha una piccola darsena interna, se non ho visto male). Un signore si offre (per 20 dinari, ma “ la cultura non ha prezzo…”) di raccontarci la storia di Cartagine. Lo fa in 20 minuti con grande efficacia. Non riesco a collocare l’episodio di Attilio Regolo. Gli chiedo ma lui risponde solo che si è svolto nella seconda guerra punica. Dall’acropoli di Cartagine si vede quello che era il porto dell’antica capitale (prima di Roma la città più grande e importante del mondo). Un doppio bacino interno (uno militare, uno commerciale, ci avverte la nostra guida) ancora esistente e spettacolare. Tutt’attorno il quartiere bellissimo e verdissimo (immaginiamo molto residenziale) di Salambo.
Vedendo Cartagine si scopre ancora una volta come la storia la facciano i vincitori e quanta sia la nostra ignoranza di europei su tutto ciò che europeo non è.
La guida ci racconta che quando arrivarono a Roma i tributi di Cartagine sconfitta e Catone vide il famoso paniere di fichi disse: vedete senatori quanta è la ricchezza di Cartagine, noi non abbiamo fichi così grandi. E poi la famosa “Cartago delenda est”. Ma Gabriella si ricorda che invece Catone giocò sul fatto che i fichi erano ancora freschi per allarmare i romani: “Cartagine è così vicina che riescono a inviarci qui dei fichi freschi!” più probabile questa seconda versione.
Approfittando del pulmino torniamo al caffè des délices a Sidi Bou Said a prendere un supersucco di frutta sulle terrazze. Per arrivarci attraversiamo una zono mai vista della città in cui, circondata da telecamere e poliziotti c’è la (o una) residenza privata del Presidente della Tunisia, in alto sulla collina di SBS con vista sul golfo di Tunisi da un lato e sul mare a Nord dall’altro.
La sera siamo invitati a cena (assieme all’ambasciatore) da una famiglia di editori e stampatori italiana che è arrivata a Tunisi 6 o 7 generazioni fa. Questa volta si mangia alla tunisina in un giardino di un sobborgo di Tunisi sul mare. Scopriamo che conoscono Ferrara (si chiamano Finzi) e hanno mantenuto strette relazioni con l’Italia. Chiacchierando con un signore simpatico e sveglio scopro che lavora alla Lega delle Cooperative a Roma. Sa tutto (quasi più di me) delle vicende della Coop Costruttori di Argenta. Parlare di Argenta a Tunisi è un po’ buffo. Mi dice, cosa che non sapevo malgrado aver letto una sua autobiografia, che Maurizio Valenzi (l’ex sindaco di Napoli) da giovane ha vissuto molto in Tunisia. Finiamo per parlare del tema dei rifiuti urbani in Campania. Io spiego come funziona da noi in Emilia e mi complimento per il fatto che in porto a SBS c’è un sistema di raccolta differenziata.
Freddy è da solo a un tavolo con Valerio, un nipote dei nostri ospiti. Sento che dopo qualche timidezza i due hanno cominciato a parlare insieme.
I nostri ospiti sono gentili: si informano della nostra barca e con qualche stupore ci chiedono se dormiamo a bordo. Parliamo dei marina del Mediterraneo e noi gli descriviamo, con nostalgia, le delizie dei marina turchi. Di qui a sostenere la necessità di far entrare la Turchia in Europa e non averlo fatto sia già un errore gravissimo(per me) il passo è molto breve. L'ambasciatore ha, giustamente, qualche dubbio in più, viste le opinioni dei francesi e della Chiesa. Il signore della Lega dice che i turchi ci daranno dei punti e che i camionisti turchi si sono consorziati e hanno addirittura comprato le navi per trasportare i camion. Mentre quelli italiani non accettano nemmeno che un secondo pilota guidi il loro camion (“cui tengono più che alla propria moglie e alla propria casa”). La cena è buonissima e (almeno io) mangiamo troppo. È ormai mezzanotte, i bambini stanno per crolllare. Ringraziamo molto e ci concediamo.
In barca anche Luca dorme in pozzetto all’aperto, assieme a Freddy.
Continua a tirare vento da SE. Sarà una notte caldissima e appiccicosa.
Molto interessante il resoconto delle vostre conversazioni di ieri. Una nuova domanda tecnica: Che cosa sono i corpi morti? Sono per caso i galleggianti?
RispondiEliminaPS: Leggo su Wikipedia che Catone giocò sul fatto che i fichi erano freschi per allarmare i romani.
Sempre più avvincente il resoconto, mi divertono gli incontri con i taxisti, che ho sempre visto come specchio delle città. Un altra richiesta, in attesa del finale (con Personaggi ed Interpreti) potremmo dare un nome al personaggio femminile detto Mia moglie? anche "Gatta danzante"[cit.] andrebbe bene.
RispondiEliminabuon preseguimento.
Franco
a Francoforte. il corpo morto è una catena sul fondo dei marina cui sono legate cime grosse e più sottili che arrivano sul molo. una per ogni posto barca, in modo che tu non debba calare l'ancora in porto per tener ferma la prua. quando arrivi in banchina l'ormeggiatore (se c'è) ti dà la cima del corpo morto che tu porti (rapidamente, in teoria) a prua per fissare la barca da un lato, con le cime d'ormeggio (di solito due) la fissi a poppa. credo che in inglese si chiami mooring line.
RispondiEliminarisposta tardiva ma dovuta. mia moglie si chiama Eileen (un nome di origine irlandese di cui è molto fiera).
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