Verso Hammamet


Ci svegliamo alle 7 perché il nostro vicino vuole partire per Hammamet. Anche noi lo seguiamo alle 8.20. Suleika invece prenderà la direzione di Pantelleria. Per un attimo abbiamo pensato di andare con loro a Pantelleria e ritornare a Trapani perché la desolazione di Kelibia ci ha fatto venire nostalgia (quasi come ai nostri nipoti all’arrivo). Ma poi abbiamo pensato che l’anno prossimo potevamo fare il Sud della Tunisia e vitare anche l’interno e abbiamo fatto rotta su Hammamet.
Abbiamo con qualche fatica spostato i voli al 16 mattina (mio cognato è sempre più cupo ma so che prima o poi gli passerà). Il Meteo era favorevole (solo un problema di isolati temporali) e il cielo abbastanza pulito. All’inizio della navigazione c’era un po’ di onda vecchia di ieri con poco vento di fronte (ovviamente) ma poi si è progressivamente calmato. Faccio fare un breve bagno al largo all’equipaggio perché fa molto caldo. L’ultimo tratto all’imbocco del golfo di Hammamet il vento ha girato di poppa ma io non avevo più voglia di mettere su niente. Alle 16.20, come predetto fin dal mattino dal nostro Geonav, entriamo nel marina Yasmine di Hammamet: il più grande Marina di tutta l’Africa, dicono con molto orgoglio. Già, perché siamo in Africa, anche se non ci sembra. Lanciamo un messaggio attraverso il nostro Spot che dice: “qui Donna Rosa, tutto bene”. C’è pieno di barche e di barche enormi sia a vela che a motore. Davanti all’ingresso del porto sfrecciano i motoscafi con le persone legate in alto a una specie di grande paracadute che li tiene a 30 metri d’altezza. Nel golfo c’è pieno di orrende caravelle di legno che portano in giro i turisti. Sembra di essere a Rimini.

Ma il servizio in porto si presenta ineccepibile: un uomo con Vhf al quai d’acceuil poi un gommone che ci guida al nostro posto (il 6222 ma poi ci dovranno spostare al 6221) all’ île aux pecheur. Per farci entrare viene anche alzato in fretta un ponte apribile.

Ci danno corpo morto e raccordo per l’acqua. Ci portano anche una tessera magnetica per andare a fare le docce. Le docce!!! Ci sembra un lusso incredibile dopo venti giorni di docce sulla banchina. Subito dietro il molo su cui siamo ormeggiati c’è una striscia d’erba e poi una piscina piena di bambini che giocano. Chiediamo se è possibile andare e ci rispondono che è a disposizione degli ospiti del villaggio e del marina (noi compresi). Anche questo un lusso inaspettato. Speriamo che i prezzi non siano altissimi (per quanto sicuramente meno cari di quelli italiani e francesi). Vedremo domani col Marina. Dentro la piscina ci sono sia tunisine completamente vestite che altre cuisses à l’aire…
Ci telefona Suleika da Pantelleria. Anche loro una buona navigazione, però a vela.
Ci laveremo a fondo questa sera e domani (ferragosto qui è solo un giorno di regate ci dicono) laveremo la barchetta. Donna Rosa se l’è meritata. Da quando ho detto a Luca che i francesi quando guardano le cime in disordine dicono con disprezzo “spaghetti à l’italienne” le nostre cime sono tutte perfettamente arrotolate. Un ragazzo che si chiama Abdinnour ci offre i suoi servizi per l’inverno: sorveglianza, pulizia, vedremo. Mi dispiace lasciare la barchetta in acqua un anno intero ma non c’è servizio a terra.
Per festeggiare l’arrivo collego iTunes alle piccole casse che abbiamo a bordo e faccio andare la Marcia turca da “Sopra le rovine di Atene” di Beethoven che è per me una musica di festa (assieme al concerto di Boccherini che suonano Jack e Stephen nell’ultima scena di Master and Commander, ovviamente, musica di festa e di vittoria: pappippapira tarararì, pappippapira tarararà… “Ah, Mister William”, “Sì, comandante”, “Tutti ai posti di combattimento”, “Tutti ai posti di combattimento Comandante”, pappippapira tarararì…).

Nessun commento:

Posta un commento