Mercoledì 12, Luca e la zia portano i ragazzi in aeroporto. L’aereo è in ritardo e noi perdiamo un’ora preziosa. Partiamo da SBS alle 13 diretti a Kelibia. I nostri amici del Suleika partono con noi. Abbiamo subito un NE forza 3 perfettamente contro con un mare 2/3. Appena partiti ci attraversa la rotta una nave da crociera a 11 piani (almeno) che sembra uno Sheraton galleggiante. Anche una grande barca a vela inglese che parte con noi si ferma per farlo passare. Dietro di lui una nave Costa Crocere sembra nulla. Suleika punta al largo e va a motore. Noi stiamo più sotto costa e riusciamo almeno a tenere su la randa, sempre a motore. Ci sentiamo via radio ogni tanto. Sbattiamo in maniera indecente, ma facciamo più di 5 nodi. Passano così almeno 5 ore verso Capo Bon che non si vede. Quando siamo in vista da lontano delle pale eoliche il vento gira da Sud Est. Riusciamo a issare un po’ di fiocco e tra randa, motore e fiocco facciamo 7 nodi e smettiamo di sbattere: notevole!
Suleika ci comunica che preferisce andare all’ancora vicino alla tonnara di Sidi Daoud, perché temono che dopo Cap Bon il vento da SE rinforzi. Noi preferiamo andare a vedere. Ci salutiamo via radio. E ci promettiamo di farlo via blog. Loro faranno tappa a Kelibia e poi andranno su Pantelleria.
Navighiamo a lungo guardando le oltre 60 pale eoliche messe sulla collina a Est di Sidi Daoud. Alcune girano veloci altre meno: non sembra ci sia poi tanto vento.
Nella baia subito prima del capo ci sono molte barche all’ancora. Siamo tentati di fermarci ma io preferisco continuare e guadagnare 3 ore preziose per domani.
Arriviamo a Cap Bon all’imbrunire. Un’enorme stormo di gabbiani che volano sul pelo dell’acqua si divide tra chi ci passa a prua e chi a poppa. Sembrano diretti all’isola di Kebir. O forse inseguono un branco di sardine. Vediamo anche un delfino che salta davanti alla nostra prua (o forse un tonno). Il vento dopo il capo si attenua fino a sparire o quasi. È ormai buio (il faro del capo sembra spento ma poi si accende: un po’ dopo che abbiamo acceso le luci di via, si vede che vanno al risparmio).
Il resto della navigazione è notturna. Senza vento e con un’onda piacevole (mi pare al traverso).
Proseguiamo senza problemi con il plotter: evitiamo le boe ben visibili del gasdotto che va in Italia e alcune barche di pescatori. SI vedono le luci della costa molto bene, compreso il lontanissimo faro di Kelibia posto sul forte. Navigare lungo la costa illuminata è un conforto psicologico anche se in caso di bisogno non aiuta. C’è molto umido a bordo e anche freschino (io ho indossato la giacca della cerata fin da prima del Capo, ma non faccio testo).
Lanciamo un post dal Capo. Poco dopo Fabio mi manda un sms di ricevuto da Yerevan (che non so dove sia). La navigazione notturna è bella e confortevole. Smangiucchiamo qualcosa. Poi l’equipaggio si mette a dormire. Io non ho sonno e resto di guardia. Per fortuna abbiamo il nostro pilota automatico che da 10 ore ci tiene in rotta (il pilota automatico a bordo di Donna Rosa si chiama Felipe, fin dal primo viaggio in Spagna, anche di Felipe ne abbiamo cambiati almeno 3).
Ora è sorta anche una luna calante molto pallida. Il cielo è completamente stellato: persino il pianeta Giove (dice Luca) lascia una sua scia sull’acqua. Alle 23.15 entriamo finalmente a Kelibia. Davanti e dietro a noi entrano molti pescherecci. Non c’è posto ovviamente nel molo riservato al diporto. Ci accostiamo (svegliandoli) a una bella barca francese ormeggiata in banchina: siamo in seconda fila mentre nelle altre banchine sono ormai in quarta fila. Scendiamo a terra (senza fare rumore, a parte la busta dell’immondizia con le bottiglie e i barattoli che ci cade proprio in coperta della barca francese) e andiamo a mangiare qualcosa in un ristorante che vorrebbe essere italiano subito fuori dal porto: io pizza napoletana (sei di Napoli? Dice divertito il padrone) e loro spaghetti alle vongole che pare siano buoni. Mia moglie beve una bottiglietta di vino con tappo a stella uguale alle bottiglie di gazzosa (che nemmeno Luca riesce a bere), io una birra rigidamente senza alcol. Qualcosa di caldo fa comunque piacere mangiarlo e qualcosa da bere aiuta a mandar giù.
Mentre torniamo a bordo un colpo di vento alza tutti i sacchetti di plastica che ci sono nel porto. Ci accorgiamo che ci sono lampi in mare. E poi anche a terra tutt’intorno a noi. Il vento rinforza, il cielo si è coperto. Saliamo in barca e tutto comincia a vibrare. Le sartie delle barche fischiano, anche se il vento non supera i 18 nodi. Sta arrivando un temporale. Non sono preoccupato (siamo pur sempre in porto), ma metto tre o quattro spring fissati alla barca francese. Si alza la signora a dare un’occhiata. Mi aiuta senza dire una parola a mettere qualche cima. Poi mi fa: “Vous êtes arrivés à temp…” le rispondo che sì, siamo stati fortunati. Una divinità marina ci ha protetto. Le onde sbattono a poppa e il tender freme come un puledro legato. Abbiamo degli scogli a 4 metri da prua, ma sono tranquillo. Comincia a piovere. Vado a letto pensando di non dormire ma o il temporale dura poco o la stanchezza prevale.
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