Ieri, martedì 4 agosto, anche se non era giovedì (come da regolamento della Royal Navy) ci siamo dedicati al bucato. In parte fatto a mano con sapone verde tunisino, in parte lasciato in ammollo al sole, in parte affidato a un servizio di lavanderia che, come promesso, ci ha portato a bordo le lenzuola prima di sera. Siamo andati (in taxi) al marché general a fare spesa, abbiamo mangiato al Pirata (subito davanti all’ingresso del marina) a colazione (ottimo il cous cous d’agnello e poi abbiamo passato il pomeriggio a non far niente (letture a parte) tra barca e bar del marina. Freddy, malgrado i suoi 11 anni, si è letto tutto d’un fiato le 765 pagine Desirée di Annemarie Selinko di cui era entusiasta mia moglie (consigliato a chi non lo conosce già). Ha cominciato davvero a tirare il NW 4 del bollettino. La sera solo quattro crèpe allo zucchero e 4 succhi di fragola. Mia moglie ha voluto cambiare le coppie per lo scopone ma ha perso egualmente.
Oggi, 5 agosto. Mi sono svegliato presto (alle 6 locali) e sono andato a fare una passeggiata dopo una colazione con banana, latte fermentato e caffè. Il latte fermentato l’abbiamo comprato ieri ed è buonissimo, non come quello avariato che c’è nel frigo (o come il formaggio squacquarone che si è formato sul fondo del frigo). L’aria è molto pulita. Dal molo si vede tutto il golfo di Tunisi e le propaggini della città. Il golfo è molto grande e profondo, più di quello di Napoli per intenderci. Basso dalla parte di Tunisi, ma circondato da montagne. Molto diverso dal golfo di Algeri con la città “la blanche” disposta ad anfiteatro sulle colline con la Kasba ben in vista.
Ho promesso che avrei portato l’equipaggio a fare il bagno davanti alla spiaggia con il tender (come uno yacht grande) se si alzavano presto. Poi prenderemo il treno per Tunisi.
Siamo andati a fare il bagno con il tender e poi col treno a Tunisi. Il taxista si è rifiutato di portarci a Tunisi (non sappiamo perché).
“Prima o seconda classe?” ci chiede il bigliettaio. Noi scegliamo la prima per 4 dinari totali e viaggiamo in uno scompartimento con sedili sfondati e porta rotta. Ma il trenino è simpatico e frequente. In 24 minuti porta in città, all’inizio del viale centrale Habib Bourghiba con al centro una grande rambla. Il taxista si rifiuta di portarci in centro perché siamo già in centro, fa caldo e il traffico è bloccato (effettivamente c’è una grande quantità di auto più o meno ferme e una enorme quantità di vigili che fischiano e si sbracciano a fermare questo e quello). Non come al Cairo, ma quasi. Andiamo in una libreria a comprare una guida. Chiediamo il Routard ma l’addetto ci sussurra che non ce l’hanno perché è proibito. Non capiamo perché. Supponiamo abbia fatto una ricostruzione storica della decolonizzazione che non è piaciuta. È ormai ora di pranzo. Su consiglio della libraia (une prof de français, ci tiene a dire) andiamo da “Chez Slah” (che vuol dire Saladino) in Via De Coubertin. Mangiamo bene (calamari, pesce spada insalate, tutto uguale sempre diverso). Il cameriere ci parla in italiano ma dice che l’ha imparato dalla tv e non è mai stato in Italia.
Fa molto caldo: 38 gradi. Prendiamo un taxi per andare alla medina che ci fa fare un giro pazzesco: 14 dinari. Attraversiamo la medina e il suk. Avremmo potuto anche venire qui a mangiare su piccoli tavolini che ogni tanto ci sono. Entriamo in un locale tradizionale con un gradone a stuoie su cui sono sedute molte persone senza scarpe. Siamo entrati alla ricerca di un WC. Mia moglie è entrato in quello per maschi ed è stata cacciata. Quello misto non è in condizioni praticabili per cui ci sdraiamo anche noi sulle stuoie e prendiamo il tè (alla menta coi pinoli troppo dolce).
Eileen, malgrado gli avvertimenti e le promesse, entra in quasi tutti i negozietti. Cerca di contrattare i prezzi con risultati discutibili. Compriamo una camicia da regalare e un paio di espadrilles per Freddy (perché ci attendono degli appuntamenti in cui bisognerà essere vestiti decentemente).
Usciamo finalmente dal suk (molto più turistico dei suk di Damasco e Aleppo e dei negozi di Algeri): molti orefici, molte borse di pelle e pantofole, molti cammellini di pelle e moltissimi tamburi. In un angolo vediamo un gruppo di persone che stanno costruendo i fiori di gelsomino che vengono venduti ovunque.
All’uscita dal suk entriamo in un grande magazzino tranquillizzante: decidiamo di comprare 6 nuovi cuscini e buttare quelli vecchi e ingialliti che abbiamo a bordo. Con i cuscini e i sacchetti in mano non abbiamo più l’aria dei turisti cui appioppare qualsiasi cosa.
Decidiamo per un taxi fino alla stazione. Questa volta è il tassista a proporci di portarci fino a Sidi Bou Said per 9 dinari. Accettiamo subito. Gli chiediamo come mai la mattina un suoi collega si è rifiutato di portarci a Tunisi. Ci risponde che probabilmente è uno che abita in periferia e teme il traffico del centro. Per chi conosce il traffico di Roma, Napoli e Palermo non è molto comprensibile. In un quarto d’ora siamo di nuovo al marina dopo aver attraversato quartieri residenziali pieni di verde e di costruzioni lussuose (tra cui la Residenza del Presidente, vicino a Cartagine, la moschea presidenziale e una grande cattedrale su un colle).
Il richiamo al passato storico di Cartagine è più forte e frequente del previsto (una stazione del treno è intestata a Cartage Amilcare, un’altra a Hannibal). Gli chiediamo se ci porterebbe a Bizerte in taxi ma ci risponde che c’est interdit. Per viaggi fuori città ci sono taxi speciali. Il taxista in una rotatoria sbaglia ed entra contro mano: subito un vigile lo ferma, discussione e verifica dei documenti ma alla fine ci lasciano andare. Diamo 10 dinari al taxista, mancia compresa. Ci è costato meno delle espadrilles di Freddy dopo la estenuante trattativa sul prezzo. E meno del taxista di Tunisi.
Il maestrale rinfresca l’aria per cui rinunciamo all’aria condizionata dell’albergo. La doccia sul quai è altrettanto confortevole.
Mangiamo due pizze e due crêpes al bar. Non hanno alcolici. Io chiedo il permesso di bere la birra che mi sono portato dalla barca ma il cameriere mi dice che c’est interdit…
Due partite di scopone (coppie tradizionali maschi contro femmine) ma questa volta io e Freddy perdiamo la prima. Poi in branda. Domani arriva Gabriella da Milano.
Giovedì, 6 agosto.
Gabriella arriva puntuale (malgrado il passaporto scaduto). Bagno col tender, pranzo al Pirata. Serata su al paesino tra bar e ristoranti. Il Cafè des dèlices, a terrazze sul fianco della collina che guarda il mare, lo è di nome e di fatto.
Domani vorremmo fare un salto a Bizerte. Tempo permettendo.
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