Viaggio per Sidi Bou Said



A Kelibia siamo riusciti a pagare in capitaneria dopo molte insistenze. Volevano che pagassimo la mattina alle 6 prima di partire ma l'idea di svegliarmi e di aspettare che arrivassero i funzionari non mi piaceva. hanno dovuto telefonare a uno che evidentemente era a casa per venire a incassare il corrispettivo di 6 euro. È arrivato col motorino e due bambini piccoli. Con altrettanta insistenza abbiamo chiesto di non dover andare alla polizia perché c'eravamo già stati: hanno fatto un'eccezione. La sera, si è ormeggiata una barca italiana accanto a noi: un Comet di circa 11 metri. Hanno montato un bompresso su cui attaccano un gennaker. Ci parlano delle delizie e dei vantaggi del gennaker. Hanno un Routard della Tunisia dal quale copiamo qualche informazione. Loro andranno verso Sud. Ci accordiamo di bussare sulla tuga al momento della partenza in modo che si mettano al nostro posto.

Partiamo alle 6 ora locale (le sette italiane). Bussiamo sulla barca vicina e sfiliamo fuori. Secondo il Meteomar dovrebbe esserci un vento da Sud Ovest come il giorno prima, ma non c'è. C'è solo un'onda vecchia. Procediamo a motore fino a Cap Bon dove arriviamo alle 9.15. siamo più lenti del solito, forse per una corrente contro. Il mare è calmo. Mi sembra impossibile che dopo le alture di Cap Bon non ci sia maestrale. C'è una brezza da NE che non ci permette di issare il fiocco. Alziamo comunque la randa e proseguiamo più velocemente di prima a motore. Mandiamo un messaggio Spot che viene ricevuto a Francoforte e anche a Trebisonda da un altro amico che in viaggio verso l'Armenia. Il nostro messaggio dice: Qui Donna Rosa tutto bene, questa è la nostra posizione. Da Fabio riceviamo: Qui Trebisonda, tutto bene, ma non so la mia posizione.

Durante il viaggio vediamo in lontananza gabbiani che girano intorno a uno specchio di mare piccolo e pesci grossi che saltano al centro. Forse ci sono banchi di sardine e tonni che se le mangiano. Le isole di fronte al capo sembrano belle: peccato non ci siano porti. Procediamo verso Sidi Bou Said. Mangiamo ancora una volta pomodori peperoni cetrioli e tonno, ma nessuno si lamenta. La brezza da NE ci tiene fresco mentre procediamo verso W. Il vento rafforza. Ce ne accorgiamo quando verso le 3 mettiamo la prora contro vento per abbassare la randa essendo ormai davanti a Sidi Bou Said. L'entrata in porto non è facile: bisogna puntare a Nord su un hotel cospicuo fino a che si vede il lato interno del molo e poi virare per 68 gradi per evitare i banchi di sabbia davanti all'imboccatura. Nella baia ci sono ancorate molte barche a vela grandi (inglesi, spagnole e italiane). Noi entriamo in porto speranzosi. Appena all'ingresso ci dicono di procedere e ci trovano un posto: siamo fortunati perché la barca è piccola, ci dicono. (!!!).

L'ormeggiatore urla molto e fa poco. Dà ordini al mio equipaggio che, come succede di solito, tende a eseguirli. Io urlo a mia volta che non gli debbono dare retta. L'entrata è difficoltosa per via delle raffiche che traversano la barca, ma soprattutto perché l'ormeggiatore non prende e non fissa le cime. Alla fine ci ormeggiamo. Acqua e corrente elettrica in banchina.

Prima ancora che abbia spento il motore arrivano due ragazzi e ci chiedono gentilmente di sottoporci a un test del Ministero della salute: qualche domanda e un termometro istantaneo appoggiato sulla fronte a tutti. Le temperature sono basse (malgrado il caldo) e tutto va bene. In realtà è un test contro lì ingresso di persone contagiate dall'influenza .

Il porto è stipato: ci spiegano che i tunisini tengono preferibilmente qui le loro barche. Dopo molta insistenza la capitaneria ci dice che per qualche giorno possiamo restare. L'ufficio di polizia ci ritira i documenti della barca: quando partire li venite a prendere.

Abbiamo fatto 60 miglia in dieci ore: non male!

Dopo una meritata doccia saliamo in paese. C'è molta gente che aspetta i taxi dalla spiaggia. Bisogna camminare e essere un po' maleducati e sbracciarsi prima degli altri.

Il taxi ci porta su in paese per 1.5 dinari (praticamente meno di un euro).

Andiamo a prendere qualcosa al famoso Caffè des nattes.


Spremute fresche d'arancia e io un tè con i pinoli. Al caffè non c'è né vino né birra. Il paese è molto pittoresco (tutto bianco con le persiane e le porte azzurre) e molto turistico: vent'anni fa doveva essere bellissimo. Ci vendono dei bouquet fatti di piccoli fiori profumati. Bisogna comprarne almeno uno per evitare la fila dei venditori.

Andiamo a prenotare una stanza per mercoledì sera in un albergo vicino, perché mia moglie dice che dobbiamo tornare almeno una notte a vivere da persone civili: che per lei significa dormire con l'aria condizionata tra le lenzuola fresche.

Andiamo a cena in un ristorante indicato dal Routard (Au beau vieux temp), ma sbagliamo mossa: è un ristorante molto alla francese in cui comunque si mangia benino: cous cous alla cernia ottimo.

Tentiamo di scendere a piedi (c'è una scalinata da qualche parte) ma non la troviamo. Prendiamo un taxi: il conduttore si rifiuta, non capiamo perché di riportarci giù. Ne fermiamo un altro con l'aiuto di un terzo taxista: questo pretende 10 dinari per la discesa dicendo che è la tariffa serale. Accettiamo anche se ci sembra una cosa da pazzi che scendere costi quasi dieci volte più che salire (sono comunque sempre 5 euro).

Una partita a scopone che vinciamo io e Freddy, come al solito e poi ce ne andiamo a dormire: vraiment très fatigués...

4 commenti:

  1. Felici del vostro arrivo a Sidi Bou Said. Qualche precisazione: che cosa sono un gennaker e un bompresso?

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  2. Leggere di vele e vento dall'est profondo della Turchia dove e' quasi Asia centrale mi mette un po' di nostalgia...
    Fabio

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  3. risposta a francoforte: il bompresso è un piccolo albero quasi orizzontale che esce dalla prua (nei grandi vascelli era un albero vero, inclinato, su cui si attaccavano i fiocchi e le vele di strallo). è necessario metterlo per portare più avanti possibile l'attacco del jennaker che è una vela relativamente nuova che sta sa metà strada tra un genoa (fiocco grande) e uno spinnaker vela a pallone per andature portanti. è più semplice da usare dello spy con equipaggio ridotto.

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  4. nessuna nostalgia Fabio! sei nella terra di Medea e noi in quella di Didone, semplicemente gli estremi del mondo conosciuto (tutto il resto si è aggiunto solo di recente). e poi: bisognerà pur riportarla a casa la barchetta...

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