Finalmente in mare

Lunedì 2 agosto, un’intera giornata di navigazione: finalmente!
Dopo un paio di “prime colazioni” e un paio di spese la barca era pronta per partire. Mancavano solo le formalità. Siamo andati in gommone alla dogana che ci ha fatto in fretta la de-immobolizzazione (“quanto dobbiamo pagare?” “niente, monsieur, siamo amici…” “molte grazie, ecco per voi 20 dinari e a presto”), dove l’ufficiale ci ha spiegato in dettaglio i vantaggi della pratica di immobilizzazione e che in Tunisia tutto è molto semplice perché loro hanno un dossier col nome “Donna Rosa” e quindi le pratiche si fanno in fretta, anche a distanza di mesi. Poi siamo passati alla polizia a registrare il nuovo equipaggio sul foglio di entrata dell’anno scorso: chi c’è ancora, chi sono i nuovi. “et monsieur Luca Romano est-il parti?” “oui” “et comment est-il parti?” “par avion” “ah, par avion…” “oui mais l’année dernière” “ah…”:  un mare di domande inutili. Dopo poco ci lasciano con il documento corretto (e senza pourboire). Dobbiamo passare anche alla “Garde Nationale” a dire che partiamo, ma, ci consigliano (e forse è un bene) di accostare con la barca per fare nafta e andare in quel momento alla GN. Torniamo col gommone. Salutiamo ancora un paio di volte Abdennour che deve aprire 2 ponti per farci uscire. Finalmente alle 12.45 lasciamo il posto 6222 in cui DN è stata per quasi un anno e ci muoviamo verso il distributore. Nello stesso tempo arrivano 4 galeoni di pirati pieni di turisti danzanti e felici. Tutta la banchina è occupata da loro: davanti al distributore ci sono alcuni motoscafi che non fanno rifornimento e non si spostano. Giriamo in tondo a lungo davanti alla banchina. Sono tentato di andarmene. Veniamo notati da uno della Guardia Nazionale che ci chiede cosa vogliamo. Gli spieghiamo, va a farci spazio tra i motoscafi. I motoscafi, dopo molto discutere si spostano di due metri. La guardia ci dice di entrare, noi gli rispondiamo che non ci stiamo e chiediamo ai motoscafi di spostarsi di altri 2 metri. Ci rispondono molto male (capiamo solo il verbo chier): si comportano come automobilisti e non come marinai, si sentono feriti nell’orgoglio a dover spostare la barca. Il poliziotto si innervosisce per non essere riuscito a risolvere il problema e li fa allargare tutti. A quel punto entriamo con una manovra decente. Io vado alla GN coi documenti, mi chiedono solo di andare in Capitaneria a fare una fotocopia della lista e consegnargliela. Ancora chiedono se ci siamo tutti e dove è finito Luca Romano. Poi si tranquillizzano. Intanto al distributore hanno riempito serbatoio e una tanica di nafta e anche pagato. Finalmente togliamo gli ormeggi.
Il bollettino dava Sud Est 10/15 nodi max 20 per tutto il pomeriggio. Dobbiamo fare 28 miglia. Io calcolo 5 o sei ore di navigazione. Intanto si son fatte le 13.45. Abdennour ha detto che è un buon vento per Al Kantawi, invece ce l’abbiamo contro dall’inizio e resterà così per tutto il viaggio. Issiamo la randa con una mano di terzaroli per sicurezza. E poi un fiocco ridotto. Non andiamo da nessuna parte. El Kantawi è esattamente nella direzione del vento che raggiunge presto i 13/14 nodi stabili con raffiche a 17. Solo con il motore acceso e randa e fiocco ridotti avanziamo quasi nella direzione giusta a 5 nodi. Il primo giorno vorrei evitare di mettermi a fare bordi. ‘equipaggio è in buona salute fisico mentale.

Mangiamo una buona insalata tunisina preparata da Eileen in veste di cambusiera. Le onde si alzano dopo qualche ora e noi siamo costretti a chiudere tutti gli osteriggi a bordo e rannicchiarci dietro la capotina. Siamo ormai completamente bagnati, ma allegri e rilassati malgrado gli spruzzi continui.

Sotto coperta si sta bagnando tutto: letti vestiti, ecc. e poco dopo tutto si ribalta: valige, libri, computer… Noi siamo ancora allegri e felici a scherzare sopra coperta. Facciamo dei giochi, ma non tutti partecipano con entusiasmo e prontezza.

Freddy inizia a ridere meno, a parlare poco e a restare come assente per qualche minuto: il colorito diventa verde. Gli mettiamo vicino un catino, non si sa mai.

Invece ormai si sa: lo userà 6 volte sempre per avanzi di insalata tunisina o altro di colore giallo verde. Ogni volta il comandante lo lava in mare e glielo restituisce “come nuovo!”, ma Freddy non ride. 
Verso le 18 il vento si stabilizza a 13 nodi e le onde hanno meno schiuma. Ma siamo bagnati e un po’ infreddoliti. Ci vestiamo.

Il nostro Plotter Gps ci dice che arriveremo alle 19.45. ogni tanto accostiamo verso 173 che è la direzione vera del porto. Cominciamo a vedere i palazzi e soprattutto gli alberghi: ma non ancora i due alberghi a piramide che indicano il marina El Kantawi.
Alla 19.30 vediamo finalmente gli alberghi (orrendi) e la massicciata esterna del porto. Togliamo le vele e puntiamo verso il largo per evitare i bassi fondi e andare a incrociare il canale di ingresso segnato da due boe. Intanto il sole è tramontato.

Accendiamo le luci di via e riconosciamo bene anche le luci dei fari e delle boe. Il Gps ci fa vedere anche la profondità: stiamo tra i 3 e 4 metri. Entriamo verso le 8 nel porto. Un signore fischia e ci mostra la cima del corpo morto. Entriamo di poppa decentemente e ormeggiamo con due cime d’ormeggio (nuove) a poppa e due corpi morti a prua. Ci chiedono il foglio di ingresso, il signore lo porta lui in capitaneria. Iniziamo a fare ordine a bordo e appendere fuori tutto quello che è bagnato, cioè quasi tutto. Arriva un gommone con due gendarmi della Garde Nationale, il nostro uomo gli dà il foglio di ingresso. Poi torna da noi a chiederci quanti siamo a bordo e dov’è Luca Romano visto che non è a bordo. Tutto si chiarisce di nuovo. L’uomo va a spiegare ai militari e quelli se ne vanno. Mentre noi ci prepariamo a fare una doccia (meritata), arriva un altro per chiederci il numero di matricola della barca (che è stampato in grandi lettere sul mascone di sinistra), glielo faccio vedere e se ne va ringraziando: mentre parlava con me, mi faceva domande, leggeva il numero e ringraziava è rimasto costantemente a parlare al telefonino con un altro.
Finalmente ci possiamo togliere il sale di torno e rivestiti decentemente andiamo a cena a un ristorante lussuoso: ce lo siamo meritati.

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