Ci vogliono 2 auto per andare a El Jem, perché siamo 6: non ci sono auto multiple. Le due auto costano al giorno meno del taxista che l’altra sera si era offerto di portarci a vedere il famoso anfietatro. Decidiamo per le auto. Eileen telefona ma non ce ne sono disponibili fino al mattino dopo. Andiamo dalla signora della capitaneria che ci promette di cercarci un’auto ma poi ci dice che sono tutte già prenotate. Abbiamo il sospetto che cerchi di farci restare lì ancora una notte. Anche la storia dei 32 dinari di cauzione è sospetta. Fa di tutto per non restituirceli. E poi 32 dinari per una carta magnetica che serve semplicemente ad aprire la porta dei bagni ci sembrano troppi. Mentre tergiversiamo io guardo dalle finestre dell’ufficio della signora e la situazione mi sembra migliorata. Improvvisamente la salutiamo: “Aurevoir madame, on part”. Lei ci resta male ma noi ce ne andiamo sul serio. Controlliamo anche un meteo sul pc della capitaneria che dà vento leggero da Sud Est invece che da Nord Ovest come ci aspettiamo.
Partiamo sul serio: via il bucato appeso alle draglie, via il tendalino da sole, via il tubo dell’acqua, via il cavo elettrico, via gli ormeggi di poppa, a mare i corpi morti a prua (i tanti cordoni ombelicali che ci legano ala terra): su i parabordi e dar volta alle cime. Riporre tutto nel gavone. Alle 12.15 molliamo gli ormegggi, dopo aver dato un plasil a Freddy.
Rotta per 119 verso Monastir. Usciamo dal porto a motore, poi issiamo la randa piena.
Il vento è poco, non più di 7 nodi e (ancora una volta) contro. Andiamo a motore con l’onda del giorno prima da NW e quella piccola creata dalla brezza che arriva da SE.
Mangiamo, siamo allegri, Freddy sta bene. Per tenerlo in forma facciamo il suo gioco preferito: quiz su Omero. Freddy prende subito un brutto voto perché sostiene che l’Iliade racconta la presa di Troia (pazzesco!) poi si riprende bene e chiude la prova a pieni voti raccontando la battaglia contro i Proci e il segreto del Talamo.
Improvvisamente ci compaiono di fianco due grossi delfini neri (forse 3). Escono un paio di volte con le pinne, ci passano sotto la barca, ma non facciamo in tempo a fotografarli. Non sono le stenelle dell'Egeo che si divertono a saltare a prua e giocare fra loro. Questi sono bestioni di due metri che vengono a vederci da vicino e poi si allontanano.
Alle 15 siamo di fronte al porto di Monastir.
Spegnamo il motore e issiamo il fiocco per fare qualche bordo. Giulia al timone: si vira e si stramba a comando. Ma il vento è scarso.
Alle 15.30 entriamo in porto. Un signore fiscia e ci fa segno di seguirlo. Ci porta in un posto molto stretto in fondo a un molo. Manovra perfetta passando sui corpi morti delle altre barche. L’ormeggiatore ci dà una cima di corpo morto cui è attaccato ogni tipo possibile di antozoo: spugne, alghe, piccole vesciche che esplodono appena Giulia le stringe. Soprattutto, la cima del corpo morto e troppo piena di molluschi per poterla attaccare alla bitta. Ingestibile. L’ormeggiatore dice di attaccarci alle altre barche e stare senza corpo morto. Noi rigiutiamo, se si alza il maestrale si va a sbattere di poppa. Lui dice che il maestrale non si alza mai. Chiediamo di cambiare posto. Vado con l’ormeggiatore a saggiare altre cime che sembrano vivai di cozze. Si giustifica dicendo che sono ormeggi annuali, ma anche a Yasmine sono ormeggi annuali, però puliti.
Alla fine ormeggiamo paralleli a un pontile in una buona posizione.
Poi tutti si addormentano da qualche parte.
Alle 20.30 docce tutti insieme con una chiave che costa solo un dinaro e poi a cena al Centrale.Il porticciolo è piacevole, domani visiteremo il paese.
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